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Rossana Biagi.

Dall’Eccitazione dello Spazioall’Eleganza dello SpiritoAntologica di Rossana Biagi All’Abazia di S. Zeno – Pisa - 1989

 

 
Mostra curata dal Prof. Nicola Micieli
 

In apertura di queste mie note di presentazione dell’antologica di Rossana Biagi, debbo esprimere un sincero compiacimento per avuto l’opportunità di meglio conoscere, sulla scorta di un congruo numero di dipinti che documentano un percorso ormai trentennale, lo sviluppo e l’articolazione dell’opera di un’artista alla quale non è stata sinora prestata – neanche da chi scrive, che pure ha dedicato un qualche studio alla contingenza pisana – l’attenzione sensibile e circostanziata che meritano il suo impegno e la sua dedizione alla pittura.

Dico il riconoscimento adeguato alla cospicuità degli esiti pittorici, alla continuità e alla tenuta della ricerca di linguaggio e di stile, alla passione profusa in una vicenda umana e artistica maturata tra mille oggettive difficoltà, in un ambiente – quello pisano, pur colto e civile – che non si può dire sia stato particolarmente incline ad accogliere e stimolare "aperture" e contatti dei suoi artisti non dico verso le forme più avanzate della ricerca contemporanea, ma talora persino rispetto alle acquisizioni ormai pacificamente correnti delle stesse avanguardie storiche.

Sono convinto che per molti sarà una gradita sorpresa la "scoperta" dei quadri di Rossana Biagi nell’aula così suggestiva, e intrisa di memorie storiche, dell’Abazia di S. Zeno. Con quelle antiche pietre patinate e corrose dal tempo e incise dagli uomini – me lo figuro – i dipinti intrecceranno dialoghi musicali, echeggiando in contrappunto segnico e cromatico alla solenne partitura dei paramenti murari, delle colonne e degli archi, delle reliquie decorative recuperate, resti di un arredo plastico – architettonico che si indovina essere stato dovizioso.

Le testimonianze del passato colloquieranno in controcanto con le moderne pagine vibranti di un animo sensibile alle voci della memoria. Per chi sia disposto ad accoglierle, il concerto filtrerà le voci luminose della parola poetica in cui si fissano impulsi profondi, in definitiva il senso recondito della Natura che partecipa di un ordine complessivo il cui nome è armonico e totalizzante.

L’incontro "simpatetico" con le opere, l’affidamento alle suggestioni del segno poetico non sarà in questo caso, approccio intuitivo disarmato e pertanto, pericolosamente incline all’evasione. Anzi! Direi che gli stessi dipinti, per la natura del mondo evocato, che è una deliziosa ribalta di fantasie sognanti pretendano che il riguardante allenti la vigilanza critica e acuisca la sensibilità interiore, perché la percezione dell’immagine si traduca in autentica esperienza emozionale e quindi estetica. C’è come un fondo di purezza e di candore – nessuna naiveté da contabili pittori domenicali, beninteso! – che anima sempre la partitura pittorica di un’effusività, di una carica di vitalità originaria cui non si può rispondere con gli strumenti dell’analista, pena la precipitazione dell’afflato poetico e la banalizzazione della fabula che sempre è sottesa alla forma pittorica, e la stessa artista ne dà sovente una lettura verbale mediante garbatissime didascalie che meriterebbero di sostituire il commento critico, tanto sono rivelatrici almeno del sentimento o dell’intuizione da cui sono scaturite le immagini interiori e quindi, le figurate superfici dipinte.

Si sarà compreso il ruolo che svolgono le baudeleriane illuminations e correspondences, meccanismi mentali che attivano catene analogiche e che determinano stati psicologici di rapimento. Certo, non vi è alcunché di misterioso e di traverso in questa ricerca, il cui nerbo è senza dubbio l’esaltazione del tessuto materico mediante un tripudio di luce che trasforma in visione l’immagine semplificata della natura, finalizzandola alla tensione liberatoria della fantasia e dell’intelligenza intuitiva. L’impulso originante e l’esito formale rispondono, insomma, a principi positivi sono anzi – talora – addirittura esuberanti d’una vitalità sorgiva, perciò indisciplinata, che investe e sommerge l’osservatore sprovveduto e potrebbe persino distrarlo dai valori pittorici fondativi – che sono rilevanti – per catturarlo con gli elementi più capziosi e dirompenti di una personalità artistica piena di slanci e di curiosità, di "intemperanze" eccitate e di generose quanto pungenti provocazioni, trasgressive dei normali codici della comunicazione. Come dire le

componenti del temperamento che nella loro eteronomia potrebbero apparire divergenti e dispersive, se non se ne cogliesse il nucleo profondo di verità e di "sincerità" (ripeto questo termine inusuale nel vocabolario del nostro tempo) che appartiene a Rossana Biagi come donna e, in definitiva, come custode di un dono davvero raro, il cui nome è semplicemente umanità. […]

Vidi allora, in una galleria cittadina, una nutrita serie di dipinti anche di grande formato, proposti sotto l’insegna della pittura "emislica", un curioso neologismo derivato dall’arbitraria fusione delle parole "era missilistica". Quadri invero splendidi, a rimeditarli oggi, alcuni dei quali compaiono in S. Zeno, a mo’ di ricomposizione esemplare del percorso di Rossana Biagi.

Dietro la sigla si dispiegava una partitura pittorica formicolante di pulsioni e anelante a restituire intuitivamente il brivido della nuova avventura spaziale, degli orizzonti dischiusi dalla scienza con le prime navicelle lanciate nella notte siderea. Segni e colori atomizzati con una tecnica a svirgolature e a larghi tocchi accostati in una texture memore della lezione neo-impressionista, componevano un tessuto di vibrazioni luminose, quasi uno schermo di impulsi elettronici da leggersi come una visualizzazione della dinamica della materia a livello molecolare. Oggi che abbiamo confidenza con le tecniche video computerizzate, forse possiamo capire meglio la novità in modo, se vogliamo, preterintenzionale. Rossana Biagi portava nell’ambito pisano, con il suo linguaggio che coglieva talune risoluzioni astratte tipiche dello Spazialismo fontaniano degli ultimi anni Quaranta, ma ancor prima ricuperava, come si è detto, la logica dell’atomizzazione neo-impressionista e la dinamica futurista nelle sue componenti più bergsoniane e vitalistiche, oltre che il dichiarato interesse per la struttura pluriplanare di derivazione cubista.

Rivisti col senno di poi, ad oltre vent’anni dalla loro esecuzione, quei dipinti dimostrano una tenuta sorprendente, devo dire che mi paiono tra le cose migliori realizzate a Pisa in quegli anni, beninteso nell’ambito dei linguaggi non figurativi. Credo anzi di non tradire l’intenzione dell’oggettività valutativa riconoscendo a quell’esperienza un interesse che travalica l’ambito locale e può, con una sua autonomia e identità originale proporsi quale significativo momento, dell’astrattismo in Toscana tra lo scorcio degli anni Cinquanta e i Sessanta. In quella sua fase compresa di una notevole carica vitale, su di una gamma di intensità e di accensioni che vanno dalla partitura serrata all’esplosione pirotecnica e quindi, dal ritmo che richiude strutturalmente la materia attraversata all’espansione della stessa materia verso l’esterno, sotto l’azione di una forza centrifuga che ne disgrega l’unità, Rossana Biagi sicuramente toccava il culmine dell’estroflessione. Ella comunicava entusiasmi e pulsazioni mediante la sonorità dei timbri cromatici e il dinamismo, per lo più spiraliforme, della materia agitata, scomposta in densi tocchi che appena accennavano una forma disegnata, un’idea di struttura, un’immagine corrispondente a dati esterni oggettivamente riscontrabili, rimandando per lo più appunto, all’estensione o espansione di uno spazio "animato". Uno spazio eccitato ed eccitante per la nuova avventura della penetrazione umana, proiezione antropologica dell’artista vissuta, come si è detto, in termini positivi, pur essendo presenti, nel suo orizzonte ideologico, i pericoli insiti nell’uso perverso delle tecnologie che dimostravano di saper interpretare, in modo così esaltante, l’eterno sogno di Icaro e di Ulisse.

Al presente Rossana Biagi mostra di non aver disatteso le ormai lontane premesse. Certo sono mutate le contingenze socio-culturali e i climi artistici, e qualche traccia è depositata sulla superficie dipinta, che registra con un senso di immediatezza le mutazioni più evidenti del contesto. Sull’antico tessuto l’artista ha gradatamente introdotto minimi elementi figurali, referenti oggettivi che offrono agganci fabulatori a chi volesse, partendo dal testo pittorico che è sempre ambiguo percorrere itinerari privati evocativi e anche comporre intrecci di storie possibili. Ma la partitura, anche dove a mo’ di mosaico si delineano suggestivi graffiti di figure, la si gusta prima di tutto sul piano della forma pittorica, per accedere solo in termini subordinati al gioco associativo che suscita emozioni per lo più musicali. Mi pare che analoghe corrispondenze fra il tessuto pittorico e le intime emozioni ispiratrici ed espressive Rossana Biagi le abbia trovate, squisitamente risolte con toccante levità, nei dipinti siglati, in verità con un’espressione della quale sarebbe difficile trovare un corrispettivo diverso, "Eleganza dello Spirito". […] Sono propriamente favole, ma non esopiane.

Non vi è apologo, non vogliono insegnare alcunché. Vogliono piuttosto stimolare l’immaginazione e far sognare, poiché figurano sogni "sognati" dall’autrice nell’infanzia o proiezioni di sogni o prefigurazioni. Di fatto l’immagine è una figura semplificata, un animale o un essere fantastico, un oggetto-giocattolo o un edificio della città di Pisa resa in un magico scenario. Sono impronte dell’immaginario evocativo, segni che considero di alta sensibilità poetica perché capaci di parlare con un linguaggio dell’infanzia senza "infantilismi", senza artefatte ingenuità, ma con il candore autentico di chi si dichiara amorevolmente disposto verso la vita. Di chi sa guardare alla vita come ad una quotidiana manifestazione del sacro, che pervade ogni cosa e che l’artista coglie, anche in soggetti specifici, con la medesima disposizione rivelatrice della "sincerità".


 

Nicola Micieli

 

 

 

 
 
 
 
   

rossanabiagi.com